lunedì 12 maggio 2008

Bangui Photo

Entrare da Bangui Photo è un ritorno nel passato, una vecchia immagine in bianco in nero da cartolina, una copertina di qualche libro di fotografia ingiallito dal tempo e coperto dalla polvere.

Bangui Photo è l’unico negozio della capitale e probabilmente di tutto il Centrafrica dove puoi sviluppare le foto.

In un questo stanzone di 4 metri per 4, due vetrine sulla strada principale e un bancone con la Polaroid ultima novità tecnologica, puoi incontrare gli artisti di Bangui, macchina fotografica in spalla, doppiopetto in tinta sgargiante, cappello circolare anni 30 e pantalone accompagnato da scarpa elegante, sempre alla ricerca di un qualche scorcio da mandare in sviluppo e magari sognare qualche copertina famosa. Come in una vecchia foto compaiono macchine manuali Nikon di un’altra generazione, negativi ormai preistorici della stampa digitale e qualche panca di legno dove sedere e segnare con una x sul plastichino i negativi buoni da sviluppare e quelli da buttare.

Ma Bangui Photo è anche il retro, occhiello di tecnologia fotografica del paese e teatro scenico di sfondi cartonati con l’ambiente che più ti aggrada, nonché l’incontro del bianco e del nero, poesia della fotografia e storia contraddittoria di un paese.

mercoledì 2 aprile 2008

di ritorno dalla brousse



La partenza non è stata della migliori, dormito 4 ore e forte mal di pancia. Alle 7 ci si mette in marcia verso la Lobaye nelle peggiori condizioni fisiche. La Lobaye è la regione ad ovest di Bangui, immersa nella foresta tropicale è una delle zone più tranquille del paese ed conosciuta per la grande presenza delle popolazioni Pigmea AKA. Il viaggio è stato di circa 3 ore, abbiamo attraversato tutti i vari check point di uscita di Bangui, PK9 PK11 e PK19 dopodichè siamo entrati nella regione della Lobaye.

Pissa è il primo comune che si incontra verso la Lobaye, segna una linea di confine tra la strada asfaltata e lo sterrato, e da lì inizia la foresta tropicale. Ci sono ancora 2 ore di strada per arrivare a Mongumba, città all’estremo sud della Regione, la quale confina con l’RDC a est e con il Congo-Braza ad ovest. Pissa è una cittadina piuttosto attiva e la sua posizione geografica l’ha resa un posto dove sta nascendo un vivace mercato informale per chi si incammina in viaggio dalla capitale alla Lobaye.

Attraversare la foresta è davvero singolare. La strada è completamente sterrata anche se è stata resa molto praticabile, non ci sono buche o altro, è stata resa pianeggiante dai lavori effettuati nell’ultimo periodo. La strada è unica, collega la regione da nord a sud e da est a ovest con i bivi nei principali centri a fare da confluenza tra le diverse direzioni. A i lati si ergono enormi alberi secolari, la vegetazione è talmente fitta che non si vede granchè, ed escluso la strada davanti per il resto si è circondati dalla vegetazione.

Lungo il viaggio si passano svariati villaggi che sorgono ai bordi della strada. È un continuo attraversare case a destra e sinistra della strada. I bambini, come al solito curiosi, guardano il passaggio dell’auto, anche perché pochi sono i fuoristrada che passano da queste parti. Solo le organizzazioni internazionali, i bianchi, gli espatriati passano con mezzi motorizzati, tutta il resto della popolazione cammina avanti e indietro sulle strade, chi per andare a scuola, chi per andare da un villaggio ad un altro a vendere i prodotti, chi per un motivo chi per un altro a piedi o in bicicletta fanno chilometri su chilometri per ogni spostamento.

Alle 10 arriviamo a Mongumba. Il paesino è tagliato in due dal fiume Oubangui, affluente del più famoso Congo, che segna anche il confine tra l’RCA e le altre due nazioni confinanti. Per arrivare al centro è necessario oltrepassare il fiume con un battello che sbarca le persone da qua a là della riva del fiume. Arrivati a Mongumba, iniziamo i nostri giri di lavoro: missione cattolica e Caritas. Entrambi ci posticipano l’appuntamento per le 15.30 perciò non resta altro che attendere. Passiamo prima alla gendarmerie per sistemare le faccende burocratiche che da queste parte sono sempre più alte; barriere, dogane, percorsi da stabilire con le autorità locali e poi facciamo un salto al mercato dove compriamo del capitaine e qualche spezia.

La mia saluta è sempre più precaria così nel tempo dell’attesa decido di buttarmi in un agonizzante riposo all’ombra del sole sempre più alto e cocente. Mentre io mi riposo e cerco di recuperare un po’ di energie Natachia cucina e Mamaht si occupa della logistica.

Dopo un paio di ore abbondanti di sonno vengo richiamato dall’odore di capitaine arrosto e così ci mettiamo tutti e 3 a mangiare. Ormai giunta l’ora dell’incontro, andiamo dalle suore dove sotto una pajotte ci accolgono in 3 per un riunione con esiti infruttuosi. Una volta non aver raggiunto l’esito sperato è inutile restare a Mongumba per attendere la notte così si decide di recuperare le cose e dirigersi verso Mbaiki, dormire là e al mattino essere pronti per il lavoro.

Arriviamo a Mbaiki che è ormai notte, una volta arrivati alla casa cerchiamo di trovare le chiavi per entrare e tra una telefonata e l’altra riusciamo dopo un po’ a rintracciare le chiavi della casa. Intanto senza luce e senza chiavi attendo sul cortile della casa sotto un cielo stellato che non vedevo da tempi memorabili. Forse era dalla notte passata nel deserto che non vedevo le stelle così luminosi e vicine.

La notte trascorre nei migliori dei modi, dopo un po’ arriva anche l’altro ragazzo in missione con tutto il kit necessario per la brousse, acqua, generatore elettrico e così dopo poco riusciamo ad avere anche la luce in casa. Dopo un pasto frugale e quattro chiacchiere ce ne andiamo a dormire, anche perché in brousse la vita inizia presto. Il sole sorge alle 5 e la vita con esso riparte. Credo di non aver dormito così bene da decenni, non un rumore, non una luce…e quel riposo meditativo mi rimette in sesto per il giorno seguente.

Al mattino seguente che solitamente è piena notte, ore 6, ci svegliamo e facciamo una piccola colazione con avocadi e pane e subito ripartiamo per il nostro giro a Mbaiki.

Verso le 10 partiamo alla volta di Bouchia dove ci attende la distribuzione di viveri alla scuola. Ad attenderci c’è tutto l’entourage della scuola, direttore, insegnante e associazione degli genitori degli studenti e dopo una prima riunione ci dirigiamo nelle classi per distribuire le razioni. Bèh è sempre un’esperienza emozionante….a turno i bambini vengono in cattedra, firmano la ricevuta e gli viene consegnato il necessario. Dagli occhi dei bambini si vede sprizzare gioia e felicità per questa giornata di festa per chi solitamente non può permettersi poi molto. I bambini ricevono anche delle cartelle che mostrano con orgoglio e felicità al proprio vicino di banco.

Terminata la distribuzione e i saluti di rito, facciamo ritorno a Bangui riattraversando la foresta e ritrovandoci in poco tempo sulla strada asfaltata.

















venerdì 21 marzo 2008

Piccoli appunti dal cuore dell'Africa

St. Joseph de Turin: sabato pomeriggio siamo partiti alla volta del St. Joseph de Turin con l’obiettivo di passare un po’ di tempo con i bambini e spendere un pomeriggio in maniera diversa.

Alla vista della nostra gip all’esterno del cancello i bambini hanno iniziato ad urlare e gridare per la felicità di vederci arrivare. Dopo i primi saluti, una stretta di mano con tutti, qualche ça va, abbiamo iniziato ad organizzare qualche gioco.

Qui, i bambini vengono al centro, per passare il loro tempo libero, stare in compagni dei loro amici ed evadere dalla realtà dura e cruda della strada dove il più grande vince sul più piccolo. Il centro gestito da una suora congolese, si prende cura dei bambini e ed è un punto di riferimento per tutto il quartiere. I mezzi sono pochi e i soldi ancor meno ma la forza di volontà e la speranza delle persone di uscire da questa situazione fanno il punto di forza del centro.

Alla fine siamo stati un paio d’ore, abbiamo giocato un po’ insieme e fatto qualche chiacchiera con loro. Anche perché l’idea è quella che attraverso la semplicità del gioco possano apprendere regole sociali importanti come il rispetto, l’amicizia, la non-violenza, che purtroppo vengono meno quando si cresce in contesti violenti dove la forza e la violenza né fanno da padroni, dove il più grande picchia il più piccolo creando un meccanismo infinito.

Questi bambini hanno negli occhi ancora l’innocenza della loro età, la voglia di divertirsi, di giocare e stare insieme e soltanto mantenendo questa semplicità nei loro occhi che si può sperare in un futuro diverso da quello che da sempre si trovano di fronte.

CHRAM: è stata la prima volta che sono entrato in un ospedale, perché il CHRAM anche se non sembra è un centro ospedaliero a tutti gli effetti, code di attesa per le visite, bambini che attendono cure mediche, altri in riabilitazione e chi invece stremato attende con tanta speranza la fine della sofferenza. Qui la vita vale davvero un niente, basta ammalarsi, per essere abbandonato perché una società dura come la terra dell’Africa non lascia spazio a chi non riesce a produrre, a portare cibo e che spesso diventa un peso per la famiglia. E come il traghettare di Dante aspettava le sue anime, qui una volta dentro i pochi mezzi a disposizione non permettono sempre di poterne uscire, perché quando ci si ammala difficilmente ci sono speranze perché qualcosa cambi.

Ero andato al CHRAM per la distribuzione mensile delle razioni alimentari, dopodiché, un piccolo tour del centro mi ha mostrato tutte le difficoltà e la crudezza di una terra già da troppo martoriata; ma nonostante i pochi mezzi, le difficoltà e tutto il resto, il personale del CHRAM cerca di dare una speranza, una possibilità a quei bambini che il destino gli ha riservato ben altro.

Distribuzione razioni alla scuola Les Flottans: un pomeriggio siamo partiti per andare in una scuola della periferia di Bangui a distribuire le razioni alimentari per i bimbi e le loro famiglie. Una volta al mese si va là per portare un po’ di cibo da integrare con quello che le finanze della famiglia permette di acquistare. Questo riesce in parte a sopperire alle difficoltà di malnutrizione che attanagliano un po’ tutti da queste parte e soprattutto i più piccoli improduttivi all’interno dell’economia familiare.

Perciò, questo giorno diventa una festa per chi non è così abituato di poter permettersi un’alimentazione costante e giornaliera. Da lontano veniamo avvistanti dai primi bimbi che iniziano a rincorrere la gip con grandi schiamazzi di richiamo per gli altri. In pochi secondi altri bambini spuntano un po’ ovunque e un veloce passaparola diffonde la notizia del nostro arrivo in tutto il quartiere.

Entrati nella scuola veniamo accolti da un comitato di bimbi che sorridenti iniziano a salutare e già si posizionano pronti a prendersi la loro razione. Entriamo in una classe dove scarichiamo gli alimenti e dove creiamo il nostro centro di distribuzione. In pochi secondi la piccola classe si riempie e inizia una graduale confusione che terminerà soltanto a fine distribuzione. I bambini attendono di essere chiamati per il loro turno, i più piccoli un po’ titubanti e timidi guardano da dietro le gambe dei più grandi le procedure per capire come funziona così da non dover fare brutte figure al loro turno mentre i più grandi si fanno promotori per snellire le code e aiutare i piccoli nelle procedure. Nonché la sorpresa di vedermi non crei un po’ di scompiglio tra più piccoli che da lontano guardano curiosi la mia presenza.

Una alla volta vengono chiamati, si presentano da Natachia, firmano la ricevuta di ritiro della razione e vanno da Mahamat a ritirare il tutto. La procedura di firma rende i bambini responsabili e consapevoli di quello che fanno insegnando i loro diritti e doveri in un paese dove spesso il diritto\dovere è quello del più forte. Intanto il tempo si fa grigio e un forte vento si alza, ammassando ancora più bimbi nella classe.

Lentamente la coda scorre e pochi alla volta lasciano la scuola. Anche noi ritorniamo alla base con la gip vuota ma carichi di aver regalato qualche speranza in più a chi l’ha lascia troppo spesso da parte. Nella strada del ritorno incontriamo i bambini che sotto la pioggia ritornano lentamente verso le loro case con i sacchi pieni.


La mia Africa

Giusto qualche riga per inaugura il blog…..ebbene si sono finalmente arrivato in Africa, dopo tanti anni vista da un schermo o su una carta eccomi qui nel cuore dell’Africa. Arrivato in una mattina di caldo africano resterò da queste parti per 3 mesi; giunto per apprendere qualcosa sono convinto di tornare nella madre terra con qualcosa in più nel piccolo zaino in spalla che ormai mi accompagna da anni, dalla fredde lande del nord Europa fino al centro del mondo.

Ecco a voi un piccolo spazio dove poter leggere qualche pensiero e lasciare abbondanti commenti….