

La partenza non è stata della migliori, dormito 4 ore e forte mal di pancia. Alle 7 ci si mette in marcia verso la Lobaye nelle peggiori condizioni fisiche. La Lobaye è la regione ad ovest di Bangui, immersa nella foresta tropicale è una delle zone più tranquille del paese ed conosciuta per la grande presenza delle popolazioni Pigmea AKA. Il viaggio è stato di circa 3 ore, abbiamo attraversato tutti i vari check point di uscita di Bangui, PK9 PK11 e PK19 dopodichè siamo entrati nella regione della Lobaye.
Pissa è il primo comune che si incontra verso la Lobaye, segna una linea di confine tra la strada asfaltata e lo sterrato, e da lì inizia la foresta tropicale. Ci sono ancora 2 ore di strada per arrivare a Mongumba, città all’estremo sud della Regione, la quale confina con l’RDC a est e con il Congo-Braza ad ovest. Pissa è una cittadina piuttosto attiva e la sua posizione geografica l’ha resa un posto dove sta nascendo un vivace mercato informale per chi si incammina in viaggio dalla capitale alla Lobaye.
Attraversare la foresta è davvero singolare. La strada è completamente sterrata anche se è stata resa molto praticabile, non ci sono buche o altro, è stata resa pianeggiante dai lavori effettuati nell’ultimo periodo. La strada è unica, collega la regione da nord a sud e da est a ovest con i bivi nei principali centri a fare da confluenza tra le diverse direzioni. A i lati si ergono enormi alberi secolari, la vegetazione è talmente fitta che non si vede granchè, ed escluso la strada davanti per il resto si è circondati dalla vegetazione.
Lungo il viaggio si passano svariati villaggi che sorgono ai bordi della strada. È un continuo attraversare case a destra e sinistra della strada. I bambini, come al solito curiosi, guardano il passaggio dell’auto, anche perché pochi sono i fuoristrada che passano da queste parti. Solo le organizzazioni internazionali, i bianchi, gli espatriati passano con mezzi motorizzati, tutta il resto della popolazione cammina avanti e indietro sulle strade, chi per andare a scuola, chi per andare da un villaggio ad un altro a vendere i prodotti, chi per un motivo chi per un altro a piedi o in bicicletta fanno chilometri su chilometri per ogni spostamento.
Alle 10 arriviamo a Mongumba. Il paesino è tagliato in due dal fiume Oubangui, affluente del più famoso Congo, che segna anche il confine tra l’RCA e le altre due nazioni confinanti. Per arrivare al centro è necessario oltrepassare il fiume con un battello che sbarca le persone da qua a là della riva del fiume. Arrivati a Mongumba, iniziamo i nostri giri di lavoro: missione cattolica e Caritas. Entrambi ci posticipano l’appuntamento per le 15.30 perciò non resta altro che attendere. Passiamo prima alla gendarmerie per sistemare le faccende burocratiche che da queste parte sono sempre più alte; barriere, dogane, percorsi da stabilire con le autorità locali e poi facciamo un salto al mercato dove compriamo del capitaine e qualche spezia.
La mia saluta è sempre più precaria così nel tempo dell’attesa decido di buttarmi in un agonizzante riposo all’ombra del sole sempre più alto e cocente. Mentre io mi riposo e cerco di recuperare un po’ di energie Natachia cucina e Mamaht si occupa della logistica.
Dopo un paio di ore abbondanti di sonno vengo richiamato dall’odore di capitaine arrosto e così ci mettiamo tutti e 3 a mangiare. Ormai giunta l’ora dell’incontro, andiamo dalle suore dove sotto una pajotte ci accolgono in 3 per un riunione con esiti infruttuosi. Una volta non aver raggiunto l’esito sperato è inutile restare a Mongumba per attendere la notte così si decide di recuperare le cose e dirigersi verso Mbaiki, dormire là e al mattino essere pronti per il lavoro.
Arriviamo a Mbaiki che è ormai notte, una volta arrivati alla casa cerchiamo di trovare le chiavi per entrare e tra una telefonata e l’altra riusciamo dopo un po’ a rintracciare le chiavi della casa. Intanto senza luce e senza chiavi attendo sul cortile della casa sotto un cielo stellato che non vedevo da tempi memorabili. Forse era dalla notte passata nel deserto che non vedevo le stelle così luminosi e vicine.
La notte trascorre nei migliori dei modi, dopo un po’ arriva anche l’altro ragazzo in missione con tutto il kit necessario per la brousse, acqua, generatore elettrico e così dopo poco riusciamo ad avere anche la luce in casa. Dopo un pasto frugale e quattro chiacchiere ce ne andiamo a dormire, anche perché in brousse la vita inizia presto. Il sole sorge alle 5 e la vita con esso riparte. Credo di non aver dormito così bene da decenni, non un rumore, non una luce…e quel riposo meditativo mi rimette in sesto per il giorno seguente.
Al mattino seguente che solitamente è piena notte, ore 6, ci svegliamo e facciamo una piccola colazione con avocadi e pane e subito ripartiamo per il nostro giro a Mbaiki.
Verso le 10 partiamo alla volta di Bouchia dove ci attende la distribuzione di viveri alla scuola. Ad attenderci c’è tutto l’entourage della scuola, direttore, insegnante e associazione degli genitori degli studenti e dopo una prima riunione ci dirigiamo nelle classi per distribuire le razioni. Bèh è sempre un’esperienza emozionante….a turno i bambini vengono in cattedra, firmano la ricevuta e gli viene consegnato il necessario. Dagli occhi dei bambini si vede sprizzare gioia e felicità per questa giornata di festa per chi solitamente non può permettersi poi molto. I bambini ricevono anche delle cartelle che mostrano con orgoglio e felicità al proprio vicino di banco.
Terminata la distribuzione e i saluti di rito, facciamo ritorno a Bangui riattraversando la foresta e ritrovandoci in poco tempo sulla strada asfaltata.

